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Nella
pratica sportiva le conseguenze più
immediate del rispetto dei nostri valori
sono:
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Divieto di imbarcare pesci di taglia
inferiore a quella raggiunta al termine
del primo ciclo riproduttivo.
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Impegno ad imbarcare soltanto una limitata
quantità di pesce; comunque mai
superiore a quella indicata dalla legge
(5Kg o un unico pesce di peso superiore
a 5Kg).
-
Impegno ad utilizzare attrezzature di
pesca tali da consentire, sia la sopravvivenza
della preda se rilasciata dopo la cattura,
sia buone possibilità al pesce
allamato di liberarsi.
- Divieto
assoluto di vendere il pescato.
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L'etica
della pesca sportiva
di Aldo G.Lapone
(Presidente EFSA Ita dal marzo '08)
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Amico
pescatore, per spiegarmi meglio ti dirò
due o tre cose del mio vissuto personale.
La prima la prendo in prestito dall'amico
Vanni che, quando la canna è
piegata e l'angler smoccola e suda perchè
il pesce non vuole venire, non perde
occasione per ricordare che il pesce
sta combattendo per la sua vita e che,
se dovesse perdere, morirebbe. Aggiungo:
se il pesce dovesse riuscire a liberarsi,
tu per consolarti ti berresti una birra.
E tutto finirebbe lì!
Visto da questa angolazione il combattimento
è poco equo, sbilanciato e di
dubbia lealtà. In definitiva,
poco sportivo. |
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La
seconda è più sottile
e ti chiede di riflettere sul fatto
che la tua vittoria sul pesce, anche
con l'uso delle attrezzature più
"sportive", passa, in ogni
caso,attraverso le sofferenze di un
essere meravigliosamente perfetto; e
vivo. |
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Ma
te ne dico una terza: quali sono i tuoi veri
sentimenti nel momento in cui imbarchi il
pesce? Di gioia perchè hai vinto e
hai dimostrato (ulteriormente?) di essere
bravo?
O perchè "questa sera si fa festa
con gli amici"? O perchè potrai
fare un po' di show all'arrivo in porto? Oppure
senti semplicemente rispetto per la tua preda
e per il modo in cui ha cercato di evitare
la cattura? Oppure è semplice routine,
una delle tante catture con le quali riempi
il tempo della vacanza? Oppure, ancora, senti
l'istinto del "serial killer", di
colui cioè che, ben sapendo di non
poter trarre profitto dall'ennesimo pesce
messo a pagliolo (la vendita è rigorosamente
vietata), continua ad imbarcare prede per
il solo gusto di farlo?
Decidi tu a quale di questi atteggiamenti,
o comportamenti, possa essere riconosciuto
il termine "sportivo". |
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Potrei
continuare a pormi e porti dubbi ed
interrogativi, ma l'antifona penso sia
chiara. Una
cosa mi sento comunque di dire, perchè
l'ho capita al termine di una lunga
colluttazione (hai notato che non l'ho
chiamato combattimento?) con un grande
vela allamato con lenza sottilissima
e "cannetta" di basso libraggio.
Questi esemplari "DEBBONO RIGOROSAMENTE"
essere rilasciati; ma, se si vuole dimostrare,
anche solo a se stessi, quanto si sia
abili, e oltre all'attrezzatura leggera,
si conduca la colluttazione senza cintura
e a barca ferma, può succedere,
come è successo nel caso cui
mi riferisco, che a terminale in mano,
il grande pesce muoia, verosimilmente
per lo stress derivante dal lungo tempo
intercorso fra lo strike e l'arrivo
a portata di rafio. |
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| Cioè:
in casi del genere, sportività
vorrebbe l'uso di attrezzature non super
leggere ed una equa distribuzione del
tempo della colluttazione, fra barca
ferma (per divertirti) e barca in movimento
(per favorire l'arrivo del pesce sotto
la barca in condizioni di buona vitalità).
Ma,
vedi, sono anche convinto che la risposta
non sia univoca, valida cioè
per tutti e in ogni caso. Pensa ad esempio
alla differenza fra il primo tonno della
tua vita di pescatore e, poniamo, il
15°. E' chiaro che il release nel
primo caso sarebbe ai limiti del masochismo;
mentre, nel secondo, sarebbe delittuoso
non praticarlo! |
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Spero
non mi farete tanto ingenuo da non sapere
che i controlli sono da scarsi a nulli.
E poi, diciamolo francamente: "perchè
io sì, mentre gli altri non rispettano
nè la legge, nè i comportamenti
della pesca sportiva" Ecco,
amico pescatore, proprio qui, personalmente,
ritengo si nasconda l'essenza più
vera della sportività: nel rispetto
di valori e principi alti, non perchè
questo è imposto da qualcuno;
per sè, per il rispetto che ciascuno
deve a se stesso.
Senza il dovere di dimostrare qualcosa
a qualcuno. Senza la necessità
di ottenere approvazione, consenso,
od applauso! |
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Certo
questo è un gran bel predicare.
Ma se, alla fine, dovessimo scoprirci
a fare come quel buon Curato che, secondo
la tradizione popolare, predica bene
e razzola male?
E' quasi certo che ci troveremmo in
"folta ed eletta" compagnia;
tanto folta e tanto eletta, quanto miope
e priva di prospettiva, di "vision".
Contro la quale si leverebbe, solenne,
il grande monito di Nuvola Rossa. |
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